PNRR e lo sviluppo dell’Entroterra Appenninico.

E’ indubbio che in queste settimane, due sono i temi sulla bocca di tutti, stampa, politica, laureati e esperti da bar, ovvero, come passeremo il Natale con la ennesima ondata di Covid, e come spenderemo i soldi del PNRR, oggetto oscuro del desiderio, di cui tutti ora improvvisamente sono esperti. Ebbene il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è un progetto di riforme che lo Stato Italiano garantisce, al fine di poter ricevere non grosso, grossissimo contributo, che gli Stati Europei si auto elargiscono, per fare uscire dal pantano, di due anni di economie al palo, i vari Stati membri, a secondo dei danni riconosciuti da Bruxelles, attraverso il piano di finanziamenti del Next Generation EU (per cui non tutti gli stati riceveranno la stessa rata di aiuto).

Queste riforme dovranno garantire lo sviluppo e l’innovazione in diversi campi, e uno di questi è “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo” cinque elementi che per l’Italia sono stati punti basilari dell’Economia nazionale, ma non sempre sono stati sviluppati con le politiche migliori. Prendendo ad esempio il Turismo, elemento chiave, sicuramente avremo bisogno di grossi aiuti, non tanto per promozionare le bellezze che tutto il Mondo ci invidia, ma per rafforzare l’offerta con ciò che ancora è poco conosciuto, e che magari è alla base di economie secondarie, come quelle dell’entroterra e dell’Appennino.

In queste aree, spesso rurali e poco digitali, deve essere maggiore l’aiuto per accompagnare gli attori turistici (Agenzie, Guide, Ristoratori e Albergatori, ma anche A.P.T e ProLoco), nel passaggio ad una “modernità” ormai ovunque e quanto meno indispensabile, in un’ottica di lavoro futuro. E il lavoro da fare è davvero tanto, partendo dal cambiamento culturale che deve esserci alla base, e senza il quale, nessun PNRR sarebbe utile e funzionale. Nel territorio appenninico spesso la popolazione è anziana, e poco propensa alla tecnologia, ma ci sono anche zone che si stanno ripopolando, e dove è necessario, per fare si che non vi sia un esodo verso le grandi città, un insieme di aiuti mirati, su misura.

I finanziamenti che arriveranno, attraverso questo “Capitolo” o Missione”, serviranno anche a snellire la Pubblica Amministrazione, elemento da non dimenticare, quando ci si riferisce ad una trasformazione del Turismo. Se dobbiamo impegnarci per uno sviluppo digitale delle Agenzie, dobbiamo in egual modo, sviluppare la digitalizzazione delle P.A, eliminando la burocrazia e snellendo i rapporti con l’esterno. Se tutto il territorio riceverà questa spinta, ad uno sviluppo equo e “partecipato”, i risultati non potranno che essere eccellenti, perché i traguardi migliori si raggiungono sempre, e solo, con una spinta omogenea e forte, dal basso.

Nei nostri territori, nei nostri borghi, abbiamo però, un altro imperativo a cui sottostare, ovvero quello della sostenibilità ambientale e culturale. Ovvero, dobbiamo guardare sicuramente al futuro prossimo, con la digitalizzazione degli strumenti e la trasformazione delle forme di promozione, ma non dobbiamo dimenticare la nostra identità di territorio spesso difficile, ma pieno di risorse, attento alle tradizioni e alla singola persona, dove i campi vengono coltivati da Mario, le marmellate vengono fatte dalla Maria, e Paolo macina ancora a pietra i grani antichi che si coltivano eroicamente su apprezzamenti di terra, sui versanti scoscesi della montagna

In zone così poco toccate da tecnologia e modernizzazioni, tutto è più lento, si sta’ più attenti agli sprechi, spesso ci si produce in autonomia il cibo, si ha maggiore rispetto per la natura che ci circonda e si cercano di mantenere i ritmi delle stagioni (che purtroppo sono in forte e veloce mutamento). Il bello dei nostri borghi, a parte la storia, la cultura, è sicuramente il fatto che se vuoi conoscere un sentiero avventuroso, ti rivolgi a Luigi, se cerchi uova fresche o un formaggio, ti rivolgi alla Teresa, se vuoi conoscere la vera storia e le leggende, andrai a parlare con Ugo, perché solo attraverso queste persone, poi essere sicuro di ottenere genuinità e emozioni, perché loro il territorio lo vivono, lo hanno vissuto, e nessuno meglio di loro può rappresentare un elemento sostenibile, dal quale fare ripartire e sviluppare le nostre valli.

Quindi ben venga il “futuro”, ma poi stiamo molto attenti, e decliniamolo sempre, in base a quegli elementi di forza che possediamo, ovvero le persone, gli abitanti del luogo, le loro storie, le loro fatiche, e non dimentichiamo mai di rendere omaggio alla loro resilienza, al loro andare avanti, nonostante tutto, perché quella era la loro terra, la loro casa, e ne dovevano avere cura, elemento che non è da sottovalutare, perché se possiamo rimanere incantati da borghi e valli, spesso lo si deve proprio a queste persone, ed al loro rispetto per quei luoghi che oggi, a noi, fanno tanto emozionare, e che nel Turismo “moderno” sono sempre più ricercati.

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