Ricordi e Speranze

Mancano poco più di 45 giorni all’Evento più amato dalle famiglie, quello in cui ci si incontra attorno a tavole imbandite, quello dove i bambini sprizzano gioia e curiosità da tutti i pori, dove le tradizioni sono fatte di alberi illuminati, muschio e statuine. Ad incorniciare il tutto, spesso c’erano anche candidi fiocchi di neve, evento questo sempre più raro ormai. Ovviamente stiamo parlando del Natale, l’evento per antonomasia, quello che divide la popolazione fra tradizionalisti e conformisti, fra gli amanti del panettone, e quelli del pandoro, fra coloro che lo passano in famiglia e quelli che ne fuggono via, fra regali fantasiosi e quelli riciclati dall’anno precedente.

Ripensando al periodo della mia infanzia, Natale era il periodo in cui mia mamma dava il meglio di sé nel preparare i dolci, c’erano lunghe vacanze dalla scuola, e tanto tempo per divertirsi a giocare in mezzo alla neve, si rivedevano i parenti, si obbligavano i ragazzi, la sera della Vigilia, a non mangiare carne e ad andare a messa, rigorosamente a mezzanotte. I regali da scartare erano pochi, ma regalavano gioia sincera. In tavola tutti i piatti della tradizione, cappelletti in brodo di cappone, minestra di castagne, baccalà, lasagne al forno e ogni tipo di arrosto, e per chiudere panettone classico, pandoro farcito, cioccolata e panforte, torrone e caramelle, insomma una vera gioia per gli occhi e per il palato.

In quei giorni tutta la casa respirava aria di festa, era piena di luci, sui terrazzi, nei giardini, c’era chi addobbava le finestre, l’albero illuminato e scintillante non mancava mai, e neppure un angolo con muschio a volontà, una lunga scia di pecorelle e pastori, che confluivano davanti alla grotta della natività, che noi bambini preparavamo con cura. Sulla tavola appariva la tovaglia migliore e il servizio delle feste, gelosamente custodito, per accogliere parenti che sentivamo tutto l’anno solo per telefono, e che arrivavano solitamente carichi di regali per i più piccoli. I pranzi e le cene erano interminabili, tante chiacchiere, ricordi, un lungo attimo di vera convivialità.

Poi i tempi sono cambiati. Inesorabilmente. Oggi il Natale è spesso sentito più come un obbligo che una festa. Non ci sono più le grandi famiglie, la tecnologia ci fa’ più vicini, tutti i giorni, non ci si riunisce più attorno alla propria tavola, ma spesso si và al ristorante, dove piatti della tradizione lasciano posto a piatti esotici, non si cucina più tutti insieme, ma si và in rosticceria. L’unica cosa che non è cambiata, per fortuna, sono i regali ai più piccoli, anche se i vecchi trenini di legno sono stati sostituiti da cellulari, tablet o console per giochi on-line. Oggi inoltre si và ” per mercatini”, si guarda, si ammira l’artigianato locale, ma si acquista poco, e ormai, anche i mercatini si sono omologati tutti con la stessa merce, c’è poco artigianato, molto folclore ma “plastificato”.

Negli ultimi anni, prima dell’avvento del Covid 19, in Valmarecchia si era affermata una tradizione originale e molto particolare, ovvero i “Babbi Natale in Moto”, che portavano colore, gioia e allegria nei comuni dell’alta valle, girando per le frazioni e portando regali ai bambini. Era una rossa carovana gioiosa, fatta di volontari, che amavano mantenere le tradizioni del territorio, c’erano centauri giovani e meno giovani, ragazze e ragazzi, mascotte, insomma un’allegra brigata che visitava anche le Case di Riposo, dove gli anziani li aspettavano per cantare stornelli e scartare regali, in compagnia di una fisarmonica e di un bicchiere di vino. La pandemia ha fermato purtoppo questa buona abitudine, ma tutti sperano di riprenderla quanto prima, soprattutto i motociclisti, buoni samaritani che facevano tutto ciò davvero con amore e dedizione, e per questo erano amati in tutta l’alta valle.

Speriamo dunque che le buone pratiche e i buoni propositi, legati all’evento natalizio, ma non solo, si possano quanto prima riprendere, perche mai quanto adesso, abbiamo bisogno di sentirci parte di un gruppo, di tornare a sentirci parte di una comunità, di una famiglia, dopo anni in cui molti sono stati isolati per lunghi periodi, o hanno vissuto da separati in casa per colpa di un contagio, dove ci si parlava solo attraverso un cellulare, e dove, quindi, le relazioni sociali erano ridotte davvero al minimo necessario. Tornare nelle piazze, con le giuste precauzioni, a gioire con i nostri bambini, tornare a raccogliersi attorno ad una tavola, chiacchierare e giocare interi pomeriggi, mangiando panettoni e sorseggiando cioccolata calda, facendo rifiorire quella convivialità che negli anni si è un pò spenta, sfidiamo di nuovo la sorte giocando a tombola, torniamo ad abbracciarci e a condividere, perchè, Natale o no, è la cosa più bella che possiamo ancora fare.

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