Lo sapevate che in Valmarecchia: L’Isola.

… .esiste un Isola ? Si, una vera isola, di 15 km quadrati, con tanto di Castelli, uomini dalle storie emozionanti, dove non ci sono pirati e marinai, ma contadini, briganti e contrabbandieri, dove il mare è verde, fatto di alberi secolari e campi coltivati, e dove in mezzo scorre un fiume eterno, che porta là, dove il mare è un vero mare.

L’isola di cui stiamo parlando, è la più grande enclave interregionale d’Italia, formata dal territorio del Comune di Badia Tedalda, Provincia di Arezzo, Regione Toscana, circondato da quello del Comune di Casteldelci, Sant’Agata Feltria e Pennabilli, Provincia di Rimini, Regione Emilia Romagna (Ex Marche), comprendente i borghi di Santa Sofia Marecchia, Ca’ Raffaello e Cicognaia. Questo pezzo di Toscana “Fuori dalla Toscana”, nasce attorno al XVII Secolo, quando la Famiglia Gonzaga, di Novellara, vendette questo territorio al Granduca Ferdinando I° di Toscana, che voleva farne avamposto per Firenze nell’idea di conquista delle terre in riva all’Adriatico, idea e sogno, che rimasero tali, e i confini di questa Isola non vennero mai più toccati e cambiati, nemmeno con l’arrivo dell’unità d’Italia, e nemmeno in tempi piu’ recenti, quando nel 2009, il territorio circostante passò dalla Regione Marche a quella della Romagna.

In questo piccolo mondo separato dalla terra madre, nei secoli si sono potuti ammirare castelli come quello di Cicognaia, sorto nel XIII Secolo (ora purtroppo un ammasso di ruderi), che dominava le valli del Fiume Senatello e del Fiume Marecchia, nel punto in cui si incontrano, sopra il Ponte degli Otto Martiri, Castello che aveva a fianco la Chiesa di Sant’Arduino, costruita nel VIII Secolo su una precedente costruzione pagana e ristrutturata poi nel XVI Secolo, e in essa sono conservati frammenti di pavimentazione romanica del primitivo organismo, affreschi del XIV secolo e un tabernacolo medievale in pietra.

Dall’altra parte del letto del fiume, invece si trova Santa Sofia Marecchia,  fu un antico stato sovrano, fra la contea di Monterotondo, lo Stato di Urbino, i Carpegna di Bascio e lo Stato Fiorentino (padrone della fortezza di Cicognaia). Fu, nel tempo, dominio dei Montedoglio, dei Gonzaga e dei Collorredo, per poi nella seconda metà del XVII entrare a far parte del Comune di Badia Tedalda. Santa Sofia aveva un castello con torre cilindrica, di cui si vedono ancora i ruderi. La chiesa parrocchiale era situata fuori le mura: di stile bizantino, è dedicata a Santa Sofia (santa cara al culto di Bisanzio). In questo territorio erano molti i mulini per macinare grano e polvere da sparo, di cui ora solo uno è ancora in piedi

A Monterotondo sono presenti i resti della casa padronale di una facoltosa famiglia del luogo, i Gambetti, nota grazie a Nicola Gambetti, uno dei personaggi più misteriosi e riveriti del Montefeltro. Vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, riassumeva in sé le doti del guaritore e del medico, del mago e dell’alchimista, dello stregone e del pranoterapeuta. In queste vallate era conosciuto da tutti, poiché – in sella al suo cavallo – si recava presso chiunque – ammalato – chiedesse il suo intervento. Prestava a tutti le sue cure miracolose, a base d’erbe. Considerato da alcuni l’erede di Cagliostro, la sua impresa più nota si lega a una vicenda che chiama in causa la famiglia reale: Re Vittorio Emanuele III lo convoca a corte per aiutare la Regina Elena, in ritardo già di otto giorni nel parto; Gambetti, una volta al cospetto della regina, le pone il suo grande cappello sul ventre, e poco dopo la regina partorisce senza problemi.

Cà Raffaello, insieme di case lungo la Strada Statale 258 “Marecchia” (chiamata anche la Marecchiese), deve il nome a Raffaello Cesarini, che ai primi del Novecento da Santa Sofia si trasferì sulla riva opposta del Marecchia e costruì qui – lungo la strada – la sua nuova abitazione, comprensiva di rivendita di Sali e Tabacchi (e in seguito di una trattoria che nel 1917 ospiterà anche Re Vittorio Emanuele III). Poi negli anni successivi intorno a Casa Cesarini vengono costruite altre abitazioni: è così che si forma Cà Raffaello

Come avete potuto capire, la nostra Isola è davvero un luogo speciale, carica di storie affascinanti, che arrivano da lontano, dove l’acqua è quella di un lento e secolare fiume, e dove le tradizioni sono profonde e solide, come le basi delle fortificazioni che dominavano questo territorio di passaggio fra Tirreno e Adriatico. Vi invitiamo dunque a scoprire sia questo territorio, sia quello che gli fà da “cornice”, con il Castello di Bascio, il Borgo di Gattara, il Borgo di Miratoio, punti estremamente interessanti di un territorio unico, che ha tanto da raccontare e da condividere.

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