Aperta, 365 giorni all’anno.

C’è un detto dalle mie parti, che dice “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, ed effettivamente, negli anni, mi sono reso conto della sua veridicità. Sono decenni ormai che in Valmarecchia, si parla di prendere decisioni corali, creare una regia “super partes”, ridare dignità e nuova linfa ad un territorio da sempre vocato all’agricoltura (biologica), alla salvaguardia del terreno, al tramandare le antiche tradizioni, è puntualmente, come se dietro ci fosse una sorte di “piacere perverso”, ecco rispuntare la politica, non importa se locale o decentrata, che riempie la valle di belle parole e di fatti che spesso vanno esattamente nella direzione contraria a quella auspicata.

Sicuramente non siamo l’unico territorio italiano in questa situazione, ma sicuramente siamo un territorio che ha delle potenzialità inespresse, che chiedono di avere un loro palcoscenico, da almeno cinquant’anni, un palcoscenico, un ruolo, che viene puntualmente promesso, e che poi, problemi di budget, di tempo o di calamità naturali, non viene mai consegnato. Ed è questa, ormai, una ruota che gira e rigira, sotto qualsiasi bandiera politica, con il sole e con il vento, e pare non avere soluzione di continuità, come un lungo e corale rosario, di quelli che recitavano le nostre nonne davanti ai camini fuligginosi.

In questa discussione fra “sordi”, ogniuno rimane sulle proprie posizioni. La politica promette ma non mantiene, il territorio chiede, ma poi alle volte si “dimentica” o comunque smette, di offrire. Quante volte, soprattutto in previsione di un periodo elettorale abbiamo visto nelle nostre piazze politici mai visti, che si riempivano la bocca di promesse, di “sicuramente”, di “potete starne certi”, poi tornata elettorale passata, elezioni non vinte, e quei signori non li avete mai più visti, d’altro canto, in valle, si offrono molto spesso servizi senza essere troppo chiari su come arrivare, come fare per prenotare, su orari di apertura o di chiusura, o peggio ancora, affiggere orari, che non vengono rispettati, perchè a fine stagione, si è stanchi, oppure “non conviene rimanere aperti”.

Soffermandoci su quest’ultimo aspetto, mi viene da fare una domanda, ovvero, è giusta l’affermazione che molti fanno: “non c’è gente, che cosa tengo aperto a fare”, o anche “non viene nessuno in questo periodo, inutile rimanere aperti” ? Oppure sarebbe meglio affermare “tengo aperto, casomai arrivasse qualcuno“. Io credo che se l’offerta non c’è, e non è costante, difficilmente la domanda potrà essere continuativa. Abbiamo la fortuna, qui in Valmarecchia, di aver una valle Aperta 365 giorni all’anno, piena di attrattive tali da destagionare i flussi turistici, abbiamo talmente tante offerte da poter mettere sul piatto, che non dobbiamo aspettare le richieste, perchè il mercato, come si dice, lo facciamo noi. Eppure sembra che questa cosa, invece che spronare gli operatori turistici, li spaventi.

Un’altra cosa, a parer mio che dobbiamo imparare poi, e quella di “autogestirci”, di creare noi stessi gli organismi di gestione, ne abbiamo sicuramete le capacità, e di poterlo fare anche con i mezzi più all’avanguardia, le tecnologie più avanzate, perchè sul territorio abbiamo cervelli che solitamente vengono utilizzati altrove, proprio perchè non abbiamo la capacità di trattenerli con offerte di lavoro adeguate, e spesso non contestualizzate. Una valle come la nostra, ha bisogno di tradizioni e innovazione, di capacità imprenditoriale e di visione del futuro, non è impossibile stare con un piede nel passato (tradizioni, territorio), e uno nel futuro (tecnologia, attualità), anche perchè, in questo periodo si chiede al mondo di riprendere in mano uno stile di vita ecosostenible, e la Valmarecchia lo è per antonomasia, lo è sempre stata, è nel suo DNA.

Allora rimbocchiamoci le maniche seriamente, facciamo veramente rete, crediamo veramente nelle nostre potenzialità, facciamo networking, diamo spazio ai giovani e alle loro iniziative, crediamo nel futuro così come crediamo nella forza delle nostre tradizioni. Abbiamo davanti a noi una strada che non è impossibile da percorrere se davvero lo vogliamo. Smettiamo di stare alla finestra, prendiamo i nostri giovani ed insieme a loro costruiamo un futuro possibile, dobbiamo crederci, avere il coraggio di osare, come in passato hanno fatto i nostri nonni, costruiamo le possibilità di crescita per questo territorio, perchè, signori miei: “se non ora, quando”, e soprattutto “se non noi, chi” ?

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