I sogni, se rimangono nel cassetto, marciscono.

Quello che avevo davanti, era un pomeriggio dove imprenditori affermati, personal coaching e luminari vari, mi avrebbero sciorinato le loro capacità, i loro insegnamenti, i loro ” dopo tanto lavoro e sudore, posso insegnarti che…”, ed io ero pronto, come una spugna, ad acquisire segreti, suggerimenti, indicazioni. Il TED in fondo, ha come base, l’insegnamento, la condivisione di esperienze formative. La location era ideale, il parterre sembrava avere un ottimo pedigree, tutto era pronto, ed io aspettavo con ansia e curiosità gli interventi dei vari speaker.

Sorpresa delle sorprese, uno dopo l’altro mi appaiono davanti, giovani, anzi adolescenti, ragazzi e ragazze in età di liceo o poco più, e un paio di volte anche più giovani. Ragazzi di una età che siamo soliti definire inconcludenti, non interessati a nulla, fannulloni, dediti solo ai videogames o a qualsiasi altra attività su cellulari o computer, Giovani dalle capacità relazionali pari a zero, schivi, chiusi in se stessi, allergici allo studio e al lavoro.

Non ascoltarli era impossibile. Avevano una sicurezza e una padronanza del palcoscenico, degne dello Steve Jobs, della prima ora. Sprizzavano empatia come solo attori navigati sanno offrire. Parlavano di sogni, di sbagli, di cadute che sanno di lezione ricevuta, e di tenacia contro ogni ostacolo. Li guardavi e non capivi, se di fronte ti trovavi un liceale, o un quarantenne dall’aspetto giovanile, visto che elencavano così tanti fallimenti e tentativi di farcela, che neppure io, con tanto impegno, avrei un potuto elencarne tanti, dopo cinquant’anni.

Tutti avevano come elemento comune, i sogni, il desiderio fin da bambini di voler diventare qualcuno, di averci sempre creduto, e di aver lavorato fino a raggiungere l’obbiettivo, in un età dove io, ma non solo io posso scommetterci, mi dedicavo ai fumetti o al massimo a qualche attività sportiva, non di certo a seguire i dettami della moda per creare App che ti sciogliessero dubbi su quale vestito era il migliore per l’occasione mondana che avevi di fronte, o l’applicazione che ti permettesse di scaricare la tua musica preferita e di ascoltarla gratuitamente, e ciò che più sembrava impossible, e che queste App, queste applicazioni, venivano usate non solo su territorio nazionale, ma anche in una, due, o addirittura tre nazioni estere, e questi “geni”, avevano quindici, al massimo sedici anni di età.

Tutti, sia femmine che maschi, sedicenni, ventenni, o più adulti, avevano capito, che il nucleo del loro futuro, non era il tipo di lavoro che avevano sognato, non le volte che avevano fallito o che erano risorti, non l’esperienza più o meno acquisita, ma la loro forza erano loro stessi, e la consapevolezza che quello che avevano scelto, era il loro futuro, perché era quello che avevano sognato, ed è quello che avrebbero voluto e portato avanti, con tutte le loro forze. Io sono, io voglio, io ottengo, che ci vogliano un mese o dieci anni, che lo ottenga subito, o che debba rivedere in parte il mio percorso. Quella è la mia meta. Li arriverò. E li sono arrivati. Con risultati strabilianti, affermazioni e collaborazioni internazionali, mettendo in piedi Start Up o aziende, da fare invidia ad un qualsiasi Eron Mask, ricevendo premi e riconoscimenti degni di ingegneri della Nasa, e il tutto prima di poter avere una Patente Auto, o di poter andare ad esprimere il proprio voto.

Determinazione, determinazione e ancora determinazione nei loro occhi, nessuna paura di sbagliare, nessun timore reverenziale, anzi umiltà, sacrificio e certezza comunque che la metà prefissata, tardi o presto sarebbe stata loro. La concretezza e la forza di capire e credere che la bellezza e l’allegria di un film o di una canzone, sono patrimonio alla base della felicità umana, e quindi come tali, bisogni primari, indispensabili, e dunque da non sottrarre alla vita delle persone e risarciti a dovere, in questo tempo di pandemia. Che l’energia deve essere rinnovabile ed ecosostenibile, al fine di poter essere utilizzata anche da chi, fino ad ora, non l’ha mai potuta usare, fornendogli una prospettiva di vita diversa, un futuro diverso, Credere che la condivisione sia la base del vivere moderno, che i sogni nel cassetto, se tenuti troppo chiusi, poi marciscono, che seduti uno di fronte all’altro, in cerchio, aprendosi totalmente, possa essere la soluzione per sviscerare meglio i problemi e trovare la migliore soluzione. Che non è importante la realtà, ma la verità.

E tu stai davanti a loro e ti senti piccolo, perfino stupido, sbigottito come se ti trovassi di fronte ad una magia, ma di magico non c’è niente. Davanti a te ci sono giovani consapevoli delle loro forze, delle loro capacità, giovani che hanno avuto un sogno, ci hanno creduto, e che si sono dati da fare, hanno studiato, incontrato, sono caduti, non si sono arresi, e oggi sono davanti a te a dirti che si può fare, che devi credere nei tuoi sogni, nelle tue capacità. Devi imparare ad ascoltarti, a lasciare evadere i tuoi sogni, che sognare non è sbagliato, che cadere è importante, magari più e più volte, ma che da quelle cadute poi, quelle ferite, devi imparare, devi ricavarne forza per andare avanti, senza necessariamente cambiare strada.

Non so’ se si tratti di Generazione Zero o X, se gli uomini vengano da Marte e le donne da Venere o viceversa, so solamente che, ad un certo punto, mi sono ritrovato “spettinato”, come dopo un tornado. Che la maturità di questi adolescenti, o poco più, mi ha stravolto in un modo che non credevo possibile, mi ha sbattuto contro un muro e mi ha spalancato gli occhi, come nessuna seduta psicoterapeutica avrebbe potuto fare. Davanti a me erano passate persone, che chiedevano rispetto, chiedevano aiuto, erano pronti a ricevere suggerimenti, pur di proseguire nei loro sogni, non si sentivano “arrivati” , ma solo consapevoli che erano riusciti a raggiungere quel sogno, pronti a ripartire per altre strade, non importa quanto dure e impervie, purché li portassero la dove ci fosse un loro sogno da realizzare.

Dopo sei ore in loro compagnia, ho capito che la nostra generazione, la nostra Società Civile, con i giovani, sta’ sbagliando completamente approccio. Ho notato che, se li sosteniamo ora, nei loro sogni, non avremo poi una Società di sognatori, ma bensì una Società di persone responsabili e capaci, dalle idee innovative. Visionarie ma concrete. Dedite al bene comune e non ad individualismo di qualsiasi sorta. Che se gli forniamo i giusti strumenti e aiuti, poi sapranno ricompensarci con tecnologie all’avanguardia che ci permetteranno di vivere meglio, offrendoci magari nuove prospettive. In un futuro dove nulla è più sicuro, dove la nostra adattabilità, sarà la base del vivere quotidiano, loro possono essere la certezza che stiamo rincorrendo, la base per un equilibrio che ci renda tranquilli e ben speranti. Perché, il loro domani, il loro oggi, è fatto di consapevolezza delle proprie scelte, della forza dei sogni rincorsi senza paura, del coraggio di sbagliare e cadere più volte, sapendo che ogni volta che si rialzano, sono più forti della caduta precedente.

Io sono. Io credo nei miei sogni. Io vinco. Sembra tutto molto semplice, facile, forse per un quarantenne, un cinquantenne, ma forse. Vedere tanta concretezza, in ragazzi con un’età che va dai tredici ai diciotto anni, è davvero sbalorditivo. E allora avanti i giovani, che il Mondo si riempia di sogni e di adolescenti che vogliono realizzarli, se questa deve essere la strada per un futuro migliore, un futuro realmente condiviso, diamo strada a questa nuova generazione, senza tentennamenti, senza chiederci “se” o “ma”, senza paure. Che il futuro vi sorrida, con la stessa energia con la quale coltivate i vostri sogni, e buon viaggio !

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