Diritto al cuore: il Museo che non ti aspetti.

Passandogli accanto potresti anche non accorgerti che eri accanto ad un Museo. Un Museo piccolo, all’apparenza “povero”, uno di quelli su cui potresti pensare “anche se non entro, non perdo nulla”, e invece……

A Casteldelci, nell’angolo più estremo della Pianura Padana, ai piedi del Monte Faggiola, nel cuore del Borgo Medievale, è nata, ormai da qualche decennio, la Casa Museo “S. Colarieti”, un edificio settecentesco con al suo interno, inizialmente solo il Museo Archeologico “Uguccione della Faggiola”, e da qualche anno si è aggiunta anche la Sezione di Storia Contemporanea “Fragheto-7 aprile 1944”, che raccoglie materiale inerente all’eccidio nazifascista, che ha colpito molto duramente la popolazione del villaggio di Fragheto.

Da subito, entrando, ti rendi conto che hai di fronte qualcosa di “speciale”, che non è il solito Museo. Già la cornice della “Casa” settecentesca gli conferisce un’aura particolare, poi gli oggetti, l’arredamento, la storia che pian piano ti si svela davanti, ti danno conferma che sei dentro un qualcosa di insolito.

Oltrepassando l’ingresso, si entra subito nella sezione “contemporanea”, creata per testimoniare, e non far morire, il ricordo di un evento che ha segnato tutto il territorio, trenta persone massacrate dalle truppe nazifasciste in ritirata sulla Linea Gotica, un massacro che non ha risparmiato nessuno, piccoli, grandi, donne, uomini, un episodio davvero molto triste della recente storia del Comune di Casteldelci.

I ricordi sono ovunque, e sono molto toccanti, fotografie, suppellettili, oggetti di uso comune per l’epoca, ma quello che subito si sente, sono le voci, voci che arrivano dal passato e che raccontano in prima persona ciò che accadde in quel miserabile giorno di Aprile.

C’è la lettera del Maestro elementare che chiede al nazista cosa si provi ad aver ucciso una bambina di sette anni (Gabrielli Maria), la voce di chi, si salvò buttandosi dalla finestra, dal telefono sul muro la voce di uno dei primi soccorritori (Cresti Leone), alzando i coperchi delle Gavette esposte, la voce dei sopravvissuti, la voce del vecchio parroco del paese (Don Adolfo), la radio che trasmette canzoni di allora, le tre cassettine di legno, dentro le quali c’è il mondo, rimasto fermo al 1944, di Fragheto, i temi degli scolari e i loro sogni, la vita contadina, semplice e dignitosa.

Fa da guardiano del salone il vecchio camino annerito, che ti osserva, e osserva il tuo cuore farsi sempre più piccolo, e il tuo fiato farsi sempre più corto, circondato da questi ricordi, da questo dolore, da tanta gratuita aberrazione e stupidità umana. Vorresti entrare dentro alle fotografie e fare loro mille domande, o dare loro la tua vicinanza, il tuo supporto, ma superare quel velo di tristezza e dolore, è davvero difficile.

La storia dell’eccidio, o meglio degli eccidi, che si sono susseguiti in quel periodo in tutto il territorio del Comune di Casteldelci, prosegue al piano superiore dove sui muri sono dipinti tutti i vari avvenimenti. Fragheto, Gattara, Lamone, Calanco, Senatello, Ponte otto martiri, Molino di Schigno, e il numero delle vittime, trenta, cinque, due, cinque, otto, una….. e gli occhi non sanno più dove appoggiarsi. Al centro della piccola stanza un grosso recipiente di terracotta, il “Giardino dei pensieri” dove come fiori, i bigliettini su bastoncini di legno, testimoniano il pensiero umano.

Si torna al piano di sotto, dove, con rispetto, dietro alle porte di quelle che una volta erano camere da letto, si possono ammirare i reperti del Museo Archeologico. E qui si entra in un altro mondo magico, un mondo fatto, nella stanza a destra, di punte di lance e frecce, pugnali, chiavi, zecca clandestina, arnesi metallici, suppellettili di argilla e ceramica, il tutto risalente al periodo medievale, un periodo storico in cui erano molti gli incastellamenti, mentre nella stanza sulla sinistra invece, ci sono i reperti preistorici, vasi e vasellame, ma anche monete, punte di frecce in selce, pesi, a testimonianza degli antichi insediamenti umani, e delle loro usanze.

Usciti, e tornati di nuovo in strada, dopo questa visita, vi sentirete diversi, il vostro cuore batterà ancora lentamente e la vostra mente continuerà a pensare a Fragheto e all’orrore che si è compiuto in quel borgo, alle vite umane che sono state sacrificate, in nome di un qualcosa che non si riesce a spiegare. Mi auguro comunque, vi rimanga impressa anche la ricca collezione dei ritrovamenti preistorici e medievali, e le testimonianze della vita, che una volta, correva sui territori del Comune di Casteldelci.

E’ proprio vero “El lepr è stà andò cun ci si pensa” (proverbio locale che cita “il lepre è nascosto proprio dove non penseresti”), e dietro ad un austero portone in legno massiccio, di una casupola qualunque, trovi celato invece un tesoro immenso, fatto di ricordi, di uomini, di emozioni, di voci, che sarà difficile dimenticare, e che speriamo possano far comprendere meglio che certi errori il genere umano non deve ripeterli, ne oggi ne mai.

Per ulteriori informazioni su Fragheto, e la strage del 7 aprile del 1944, scrivere a turismietesori@gmail.com.

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