Rendere omaggio.

Siamo abituati oggi, a vedere scappare in fretta il tempo, passiamo la vita a rincorrerlo, senza mai riuscire a farlo nostro. Anche negli ultimi mesi, nonostante ci si sia trovati a doverlo passare in casa, senza fretta, fuori la scienza provava a superare limiti temporali, andando alla scoperta di vaccini e soluzioni definitive.

Forse grazie alla pandemia, oppure per un ciclico fenomeno storico, nell’ultimo anno ho notato un riavvicinamento ad un tempo più lento, a vivere le stagioni e a non anticiparle, alla riscoperta di un mondo, dove il tempo dettava ogni cosa.

Ieri, insieme ad un nutrito gruppo di persone, ho reso omaggio al tempo. Tempo sotto forma di Storia, di quella ricchissima dì avvenimenti, sotto forma di Ricordi, di persone ormai mature che hanno condiviso le loro avventure fanciullesche, di testimonianze uniche, sotto forma di date e nomi incise sulla pietra, affinché gli anni non li cancellino.

Ieri sono stato a Gattara di Casteldelci. A Gattara e a Campo, per essere precisi.

Gattara è un Borgo semi-nascosto sulle pendici del Fiume Marecchia, che esiste dalla notte dei tempi, da quando i Celti vi si insediarono, facendone un punto di sosta durante i loro spostamenti verso il mare. Il nome Gattara infatti deriva dal celtico Gatt=Bosco, e questo Borgo in effetti, è incorniciato da boschi e calanchi, che lo rendono un luogo da favola. Campo è un po’ la sua “appendice”, distante in linea d’aria poche centinaia di metri, ed è un villaggio con le case che sembrano in bilico su in costone di roccia, e che hanno un fascino unico.

Durante i vari periodi storici, è stato proprietà dei Conti di Carpegna, del Papa, dei Malatesta o dei Montefeltro, fino ad essere una Contea autonoma, in unione con Scavolino, per finire la sua storia, negli ultimi cento anni, inglobato nel territorio del Comune di Casteldelci. Ogni epoca ha lasciato fra le sue mura un segno, la torre medievale, la Chiesa di S.Maria della Neve, affinché chiunque venga a visitarlo, percepisca la sua Storia, una storia importante, importante e affascinante.

Come tutti i Borghi, anche Gattara e Campo, sono fatti di uomini, e delle loro storie, e qui, in mezzo ai boschi, che sanno di fatica, di miseria, di una vita contadina fatta di poco, ma anche di rispetto e di valori. Una vita di sacrifici, ma anche di vita dignitosa, vissuta serenamente, o talvolta, purtroppo, finita anche tragicamente.

Fra gli omaggi che ieri abbiamo fatto c’è stato i fatti anche quello ai caduti nell’eccidio del 25 luglio 1944, dove 5 uomini, di cui 4 padri di famiglia, e un ragazzo appena diciottenne, vennero uccisi dalle truppe nazifasciste, e i cui corpi vennero poi stesi, sul pavimento della piccola chiesa di Campo, pavimento che tutti i sopravvissuti ricordano rosso di sangue, sangue le cui tracce si possono vedere ancora oggi, 77 anni dopo. Davvero una grossa emozione.

Poi, grazie al gruppo teatrale di Altrove-Teatro dal vero, abbiamo omaggiato storie umane più “leggere”, storie del dopoguerra, e quella vita semplice, ma non facile, fatta di una dignitosa povertà, che ha caratterizzato in quegli anni tutta la nostra Nazione. Anche se oggi non si direbbe, fino a pochi decenni fa’ qui, parole di una ragazza di allora, c’erano “due preti e una scuola”, perché questo territorio, ormai completamente abbandonato, contava all’epoca, circa duecentocinquanta abitanti, e quindi numerosi ragazzi che frequentavano la scuola elementare locale, e due parroci, uno per Campo, e l’altro per la chiesa di S.Maria della Neve, di Gattara.

Abbiamo omaggiato così, anche gli ultimi abitanti, forti di una resilienza, tutta “montanara”, fatta di radici profonde, amore per il proprio territorio, per le fatiche dei propri genitori. Grazie a loro, oggi abbiamo avuto la possibilità di dire “Grazie” a questo Borgo millenario e ai suoi abitanti, che ci hanno data la possibilità di capire, caso mai c’è ne fosse bisogno, ancora una volta, quali valori immensi si possano trovare in una vita dignitosa, scandita e regolata dalle stagioni, dove quello che oggi percepiremmo come isolamento, è invece fonte di una vita sana, serena, tranquilla.

Ci ha ricordato ieri Luigi Cappella, medico in pensione e gran conoscitore del genere umano, che lottiamo tutta la vita per risparmiare tempo, ma poi non sappiamo più come impiegate il tempo ottenuto. Una volta fra queste mura, non si rincorreva il tempo, ma lo si accompagnava, come un amico, più o meno fraterno. Insieme si affrontavano i giorni, uno dopo l’altro, si andava nei campi, si aspettava la maturazione del grano, si aspettava che il fico accanto alla chiesetta di Campo desse i suoi frutti, che passassero le piene del Marecchia, per poterlo attraversare in sicurezza.

Tutte le persone, che come me ieri, hanno vissuto momenti emozionanti, erano concordi che oggi, non è vero che non abbiamo tempo, è solo che lo impieghiamo male, e che ieri, forse si, davvero, si viveva meglio, e che dobbiamo puntare al recupero di quello stile di vita, essenziale, libero, carico di gratitudine.

Al termine della giornata, infine, ho voluto dedicare un pensiero, a due persone che a Gattara e a Campo, negli ultimi anni, hanno fatto a loro modo storia. e che oggi non ci sono più, Beppe e Settimio. Il primo, grande lavoratore, con cui ho avuto modo di lavorare, nella mia gioventù, il secondo proprietario di un Ristorante, nel borgo di Gattara, conosciuto da moltissima gente, e da tutti apprezzato per la buona cucina, che oggi purtroppo è chiuso e che io spero, non venga dimenticato.

Gattara e Campo, due Borghi dalla storia, e dalle storie, importanti, che omaggiamo oggi, perché non vengano dimenticati domani, Borghi che portano con sé l’insegnamento che, una vita semplice, non è per forza povera, e la loro infatti, è davvero ricca, di umanità e soprattutto di rispetto, per il tempo e le persone.

Per maggiori informazioni su Gattara, Campo o su altri Borghi della Valmarecchia, scrivete a turismietesori@gmail.com

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